

La necessità di proteggere la nostra pelle da una dannosa sovraesposizione alla radiazione solare sta ormai diventando un dato acquisito e difficilmente qualcuno partirebbe per le vacanze al mare senza
aver messo in valigia una crema di protezione solare. Ma ancora oggi risulta più difficile riscontrare la stessa attenzione per quanto riguarda i possibili danni che l'esposizione non corretta
alla radiazione solare può causare ai nostri occhi e se è vero che in qualche misura si è cominciato a metter in evidenza il rischio potenziale dell'esposizione alla radiazione ultravioletta rimane
completamente in ombra il ruolo che può giocare la componete più energetica della radiazione che usiamo per vedere, ossia la componete blu. Poco infatti ancora si conosce a proposito del possibile
danno che la luce blu può causare sulla popolazione e la prevenzione e la protezione da questo tipo di danno, a cui peraltro possono essere esposte alcune categorie di lavoratori nonché la crescente
fetta di popolazione anziana, è sostanzialmente trascurata. Di concerto con la Commissione Difesa Vista (CDV) è stata avviata una ricerca volta a quantificare le reali condizioni di esposizione di una
superficie variamente orientata (in orizzontale e non), a varie quote (mare e montagna) e in presenza di superfici riflettenti diverse, quali prato, sabbia-mare e neve.
Questo rapporto riporta i primi risultati di questo studio con particolare attenzione alla caratterizzare della quantità di luce blu presente in diversi momenti del giorno e dell'anno in ambienti assai
diversi in cui trascorriamo la maggior parte del tempo che passiamo all'aperto.
